Dal bosco delle fate al Santuario di Laverna

COSA SI VEDE
Bosco delle fate, Faggeta secolare, Calcari di San Marino, Argille Scagliose, morfologie da erosione selettiva, frane, punti panoramici, Sasso spicco, Santuario di Laverna,
Tracciato: La Beccia (1032), Croce della Calla (1136), M. Penna (1283), La Verna (1128), La Beccia (1032)
Lunghezza: 7,5 Km (andata e ritorno)
Dislivello: 300 m
Tempo di percorrenza: 3 ore
Difficoltà: facile
Opportunità di osservazione: Calcari di San Marino, Argille Scagliose, morfologie da erosione selettiva, frane, punti panoramici

IL PERCORSO
Da La Beccia, dove si trova un ampio parcheggio, si sale in direzione del Santuario lungo l’antica strada lastricata, incontrando sulla destra lo storico percorso che proviene da Chiusi, compreso nel sentiero natura “Al Sacro M. della Verna”. Poco dopo, sulla sinistra si apre un cancello, oltre il quale inizia il sentiero 053, imboccando il quale si raggiunge in breve la base della Scogliera delle Stimmate sosta 1, una parete alta circa 30 m, che espone le calcareniti, di colore grigio chiaro riferite ai Calcari di San Marino. Il colore della roccia è a tratti scuro per la patina di alterazione superficiale e le croste di licheni che ne rivestono la superficie. Osservando con attenzione è possibile riconoscere l’andamento degli strati, soprattutto alla base della parete, dove l’erosione ha messo in risalto i livelli più cementati. Il ciglio della parete è sormontato dalle mura del santuario, che, costruite con la medesima roccia, paiono la sua naturale prosecuzione. Questo insieme dà un’impressione di grande solidità; in realtà, la Scogliera delle Stimmate è minata da una serie di dissesti che sono giunti a minacciare seriamente anche gli edifici del Santuario. Lasciata alle spalle la scogliera, il sentiero si inoltra nella faggeta che si estende ai piedi del versante nord occidentale del M. Penna, raggiungendo un’area molto particolare e suggestiva, segnata da ciclopici massi calcarei, ricoperti da muschi e spesso sormontati da grandi faggi sosta 2. Tutta l’area è rivestita da una peculiare falda detritica, formata da giganteschi frammenti rocciosi staccatisi dalla parete del M. Penna e successivamente scivolati sulle argille sottostanti. Nel labirintico insieme di anfratti che si sviluppano tra i massi, si trovano cavità profonde e fresche che in passato erano utilizzate per la conservazione dei cibi, come testimonia il toponimo “Ghiacciaia”.

Il sentiero esce dalla faggeta nella zona di Sasso Cavallino sosta 3, un’area spoglia punteggiata da ginepri dove affiorano argille di colore grigio tra cui si trovano dispers i frammenti di calcari grigiochiari, arenarie brune, diaspri rossi, un esempio della tipica eterogeneità di queste antichissime rocce. Dal sentiero si colgono bene le differenze morfologiche tra la parete nord del M. Penna, chiamata in questo tratto Calcio del Diavolo (la tradizione vuole che la roccia fratturata e i detriti sparsi alla base siano frutto di un poderoso calcio dato dal diavolo dopo aver fallito per l’ennesima volta la tentazione di San Francesco), che si scorge sulla destra, e l’area argillosa che si prolunga sulla sinistra; quest’ultima è segnata da solchi erosivi e da diversi movimenti franosi, come è evidente anche dall’inclinazione dei tronchi di alcuni pini neri.

Seguendo il sentiero 056 si torna nuovamente nella faggeta, ai piedi del versante settentrionale del monte, giungendo in breve alla Croce della Calla sosta 4 , una dolce sella argillosa molto panoramica in direzione est e nord-est. Verso ovest si osserva la parete settentrionale del M. Penna, dove affiorano i calcari della formazione di San Marino in cui si leggono bene le linee che rivelano la giacitura della stratificazione. La parete, ancora parte del Calcio del Diavolo, è attraversata da una fitta maglia di fratture e ha il ciglio è coronato dalla chioma di grandi faggi.

Si prosegue in quota seguendo il sentiero 50 e, in vista del Santuario, si prede a destra la “Strada del Cardinale” (sentiero 051), che sale al crinale del M. Penna, incontrando un primo punto panoramico affacciato sul ciglio del Calcio del Diavolo e raggiungendo in breve la vetta sosta 5, dove sorge una piccola Cappella. Affacciandosi sullo strapiombo dal balcone bordato da una ringhiera, lo sguardo abbraccia la grande depressione del Casentino, chiusa a sud dalla dorsale del Pratomagno e a nord dal lungo crinale del Parco, visibile dal M. Falterona al M. Zuccherodante. In lontananza, verso est si scorgono i singolari profili del Sasso Simone e del Simoncello (anch’essi formati dai Calcari di S an Marino) e quello maestoso del M. Carpegna (formato dal flysch di M. Morello). Verso il basso, si osserva la densa faggeta attraversata nella prima parte dell’itinerario, oltre la quale risaltano il M. Fatucchio e l’adiacente area calanchiva di Montesilvestre. Lasciata la cima si prosegue lungo il sentiero di crinale, tra avvallamenti e singolari scogli rocciosi che emergono tra il bosco come cornicioni obliqui, permettendo di riconoscere l’andamento della stratificazione, fortemente inclinata verso sud. Superato il Sasso di Fra Lupo, si scende sino a raggiungere l’area del Santuario sosta 6. Attorno a La Verna, nelle calcareniti si aprono diverse cavità naturali; lungo il sentiero si incontrano gli ingressi della Grotta della Scogliera della Verna e della Buca della Verna, circondati da profonde erosioni che indicano come nella loro genesi abbia giocato un ruolo non secondario il processo carsico dovuto alla natura calcarea, solubile, della roccia. Alcune cavità; come la Grotta di Sasso Spicco, corrispondono invece ad ampie e profonde fenditure apertesi in seguito a dissesti franosi. Raggiunto il Santuario, che per la straordinaria bellezza si consiglia di visitare in tutta la sua complessità, si può compiere il suggestivo e panoramico camminamento aereo tra la Cappella di San Sebas tiano e l’Oratorio di Sant’Antonio da Padova, vertiginosamente affacciato alla Scogliera delle Stimmate. Il ritorno si compie uscendo dalla “Porta del Martello” e scendendo per la strada lastricata fino a La Beccia.

ATTRAZIONI NEL DETTAGLIO

Il bosco delle fate
Il Bosco delle fate è uno spettacolare esempio di faggeta preservata nei secoli dall’attenta politica di gestione del patrimonio boschivo, perpetrata dall’ordine dei Francescani. Il bosco ad alto fusto, si compone principalmente di faggi secolari ed è disseminato di formazioni rocciose testimoni del progressivo erodersi del massiccio su cio sorge il santuario. Ricco di fauna è caratteristico per la nutrita presenza di cervi che nel periodo della riproduzione (Settembre/Ottobre) fanno riecheggiare i loro richiami possenti, i bramiti, tra i boschi.

Il santuario di Laverna
Nel luogo dove preesisteva un antichissimo tempio dedicato alla dea Laverna (la Serapide egizia) fu istituito da San Francesco nel XIII sec. un santuario che nei secoli è stato ampliato fino all’attuale struttura. Il convento è visitabile ed è possibile soggiornarvi.La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e uno dei luoghi più rilevanti del francescanesimo. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale, colpìto dalla sua predicazione, volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro. Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L’ultima visita di Francesco al monte avvenne nell’estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di san Michele e, mentre era assorto in preghiera, ricevette le stimmate. Da allora la Verna divenne un suolo sacro. Papa Alessandro IV la prese sotto la protezione papale, nel 1260 vi fu eretta e consacrata una chiesa, alla presenza di san Bonaventura e di numerosi vescovi. Pochi anni dopo venne eretta la Cappella delle Stimmate, finanziata dal conte Simone di Battifolle, vicino al luogo ove era avvenuto il miracolo. Una cappella più antica, Santa Maria degli Angeli, costruita nel 1218 per san Francesco da Orlando, è raggiungibile dalla sacrestia della chiesa maggiore, iniziata nel 1348 ma rimasta incompiuta fino al 1459. Da quest’ultima i frati che risiedono alla Verna si recano in solenne processione due volte al giorno (alle 14 e a mezzanotte) verso la cappella delle Stimmate. Nella solennità delle stimmate (17 settembre) e anche in altre occasioni, molte comunità parrocchiali dei dintorni o fedeli e turisti provenienti da più lontano si recano a visitare questi luoghi, e i frati sono organizzati per ricevere ed accogliere circa 2000-3000 pellegrini.
Il convento venne parzialmente distrutto da un incendio nel XV secolo ed in seguito restaurato; nuovi restauri si ebbero nei tre secoli successivi. Nel 1810 e nel 1866 i frati ne vennero temporaneamente espulsi a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi.