grafico_con_punti_interesse_vignoniCOSA SI VEDE
San Quirico d’Orcia e gli Horti Leonini esempio di giardino all’Italiana del ‘500, Ripa d’Orcia, Fiume d’Orcia, Fonti termali, Bagni Vignoni.

IL PERCORSO
Da San Quirico d’Orcia, con salite e discese lungo le colline della Val d’Orcia, si raggiunge il piccolo borgo fortificato di Vignoni, col suo panorama della Val d’Orcia e si giunge a Bagno Vignoni, famoso per la vasca termale monumentale, attraverso una salita detta Via dei Mulini, perché lungo questo percorso, per centinaia di anni, si è macinato il grano utilizzando la forza delle acque termali.

ATTRAZIONI NEL DETTAGLIO

Horti Leonini, S.QUirico d'Orcia

Horti Leonini, S.QUirico d’Orcia

San Quirico d’Orcia
Si trova nel cuore della Valdorcia, è un borgo antichissimo di probabile origine etrusca, posto a 424 metri sul livello del mare, immerso in un paesaggio fatto di colline, oliveti, vigneti e di boschi di querce. Qui sono da visitare gli Horti Leonini, sorti intorno al 1581 su un terreno che Francesco I dei Medici aveva donato a Diomede Leoni, prendono il nome dal loro proprietario. Gli Horti hanno mantenuto fino ad oggi la struttura originaria, costituendo un esempio ben conservato di classico giardino all’italiana e un modello di sistemazione a parco ripreso nei secoli successivi.

vasche_bagno_vignoniBagno Vignoni
Bagno Vignoni – L’antico borgo di Bagno Vignoni, situato nel cuore del Parco Artistico Naturale della Val d’Orcia, è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Toscana. Grazie all’estrema vicinanza con la Via Francigena (percorso principale utilizzato nell’antichità dai pellegrini che si recavano a Roma) le acque che sgorgano in questo luogo vennero utilizzate fin dall’epoca romana a scopi termali. Nella cinquecentesca e bellissima vasca rettangolare che occupa il centro del piccolo villaggio si bagnarono Santa Caterina da Siena e Lorenzo il Magnifico. Il calare del sole ed il salire dei vapori acquei che avvolgono lentamente i bordi di pietra della vasca regalano un paesaggio senza tempo.

via_dei_mulini_bagno_vignoniIl Parco dei Mulini
l percorso si sviluppa tra le essenze della macchia mediterranea e della vegetazione tipica dei terreni salini, rivoli d’acqua termale scavati nella roccia (gorelli) che continuamente depositano il calcare, vasche e cisterne di raccolta dell’acqua che servivano per alimentare i mulini, antiche macine in pietra sistemate agli ingressi dei mulini sotterranei, il tutto accompagnato da un’esauriente cartellonistica che illustra la storia.

L’ acqua che esce dalla vasca termale si dirige verso una scarpata: qui, tra rivoli d’acqua e concrezioni calcaree, possiamo scoprire quattro mulini medievali posti in sequenza e scavati nella roccia, un’ opera di ingegneria idraulica molto complessa ed unica nel suo genere. E’ questo il Parco dei Mulini, visitabile grazie ad un percorso che si snoda in un’isola di macchia mediterranea, dominata dai cespugli di lentisco e da piante caratteristiche dei luoghi salsi.
I mulini di Bagno Vignoni hanno una importante peculiarità: funzionavano anche in estate, quando gli altri mulini della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca, perché erano alimentati da una sorgente termale che sgorgava con una portata costante, ma obbligava a lavorare in ambienti caldi e umidi, dato che la temperatura dell’ acqua alla sorgente è di circa 50 °C.
I primi due mulini ad acqua, detti Mulino di Sopra e Mulino Buca, sono interamente sottoterra; gli altri due, il Mulino di Mezzo ed il Mulino da Piedi, sono in parte fuori terra (le stanze delle macine) ed in parte sottoterra (i locali delle ruote).
Gli ingressi e gli interni dei mulini, scavati nella roccia, sono stati restaurati e messi in sicurezza per permettere un’agevole visita. Dove possibile, è stata recuperata l’attrezzatura esistente, altrimenti sono stati realizzati ex-novo per l’idea della loro dimensione. Alcune macine in pietra sono state collocate davanti agli ingressi dei mulini sotterranei.
Scavati nella roccia sono anche le condotte d’acqua, le vasche di accumulo e le strade di accesso.
Non si conoscono notizie precise sulla loro costruzione. Si ritiene che sia stata opera dei signori feudali, forse degli stessi Tignosi, padroni della Rocca di Tentennano (oggi Rocca d’ Orcia). I mulini restarono in attività fino alla metà degli anni ’50; seguì il degrado, fino all’acquisizione nel 1999 da parte del Comune di San Quirico d’Orcia ed il loro recupero.

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